OSSOLATREK

Si parte! Ingresso del Parco del Veglia. Paolo guarda dubbioso verso il cielo: pioverà? Non pioverà? Chissà! Ad ogni modo su 4 giorni di trekking abbiamo avuto 4 giorni di pioggia...

Rifugio Città di Arona. Non è un posto di tappa, ho fatto una foto così tanto per. Il nostro sentiero parte subito dietro il rifugio.
Passo di Valtendra. Un non luogo che si affaccia da una parte verso Veglia, dall'altra...ci aspetta un lungo falsopiano molto piacevole.
Scatta d'Orogna. Il falsopiano finisce e ci affacciamo finalmente su Devero. Paolo è contento ma, troppo emozionato, ha preferito che immortalassi bastoncini e berretto al suo posto.
Verso Devero. Posa di rito prima di scendere a Devero. Sono le 6 di sera, si inizia ad aver fame e ad aver voglia di un posto dove mettere la tenda.
Devero. Risaliamo lungo la sinistra orografica del lago. Paolo non è traquillo, soprattutto dopo aver saputo che il bivacco alpino si può fare soltanto oltre il limite della vegetazione. Sono le 7 di sera e, purtroppo, di vegetazione ce n'è ancora parecchia. Ogni tanto spunta qualche animale selvatico, anche di grossa taglia!
Alpe Forno. 'Scusi, qui siamo oltre il limite della vegetazione?'. Domanda idiota che la moglie del malgaro sicuramente non si sente rivolgere tutti i giorni. Gentilmente ci offre una baita ristrutturata dove passare la notte. Sono le 8 di sera e siamo proprio contenti di riposarci.
Scatta Minoia. E' evidente la felicità di Paolo che, nonostante la levataccia, ha raggiunto l'ingresso alla Val Formazza con notevole grinta.
Verso il Lago Vannino. Questa è una passeggiata in ambiente molto brullo (la Formazza è una zona molto aspra) ma non presenta difficoltà. Inutile dire che il tempo è pessimo anche il secondo giorno.
Rifugio Miriam. Pausa pranzo con spaghettata in compagnia del gestore del rifugio. Acquazzone mentre siamo a pranzo.
Verso Passo di Bosco. Inutile dire che anche il terzo giorno piove. Anzi, piove dalla mattina! Risaliamo da Fondovalle al Passo di Bosco sotto una pioggia incessante. Nebbia. Vediamo il passo solo quando sbattiamo il naso contro il cartello segnaletico.
Verso Bosco Gurin. Siamo finalmente in Svizzera e anche oggi la strada è in discesa.
Bosco Gurin. In attesa che tutti gli indumenti si asciughino grazie alla gentilezza dei gestori dell'ostello presso il quale alloggiamo che ci hanno permesso di usare il locale caldaia fuori stagione, facciamo un pò i turisti tra le stradine di questo bellissimo villaggio walser.
Bosco Gurin. Quanta legna! Peccato non poterla portare a casa.
Bassa Val Cravairola. Quarto giorno di trekking, quarto giorno di pioggia. Da Bosco Gurin a Campo Vallemaggia in autobus e poi di nuovo con gli scarponi ai piedi.
Alta Val Cravairola. Nebbia! Sentiero assente. Si salta da un ometto all'altro quando le schiarite lo consentono.
Passo della Fria. Siamo contenti di aver trovato il passo che ci ricondurrà in Italia. Credetemi, non è stata roba da poco!
Passo della Fria. Sorpresa! Il passo in realtà è una galleria dismessa. Se non avessimo trovato questo buco avremmo passato una notte molto brutta.
Passo della Fria. Eccoci di nuovo in Italia. Con la lampada frontale ancora accesa. Vittoria!
Passo della Forcoletta. L'ultima fatica prima della mega discesa finale. Un brutto incontro con un gregge (branco? stormo? nugolo?) di capre e un acquazzone mega non ci fermano dal raggiungere l'auto che ci accompagnerà a casa.
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